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Tutti i prestigiatori di Dio

Al centro del libro di Ariel Toaff, ambientato nelle corti rinascimentali di tutta Europa, ci sono una serie di personaggi a cui l’autore attribuisce il suggestivo nome di ” prestigiatori di Dio”. Medici, spagirici- ossia coloro che seguivano la dottrina della medicina forgiata da Paracelso ,basata sullo studio delle leggi fisiche, chimiche e telluriche della natura- alchimisti, inventori e letterati ebrei erano richiestissimi nelle corti, e spezzavano così la consuetudine che li avrebbe voluti isolati tra le pareti del ghetto.  Proprio sulla dicotomia ghetto vs corte si basa il libro di Toaff, che ambisce a scardinare l’idea preconcetta di una storia ebraica dove esiste solo la condizione del ghetto, da lui considerata come fuorviante e limitativa.  Da un lato porre in primo piano la vita del ghetto, con le sue miserie e incertezze, e la continua lotta per allargare gli stretti margini della sussistenza, significa negare il grande ruolo svolto dagli ebrei nella storia europea del periodo rinascimentale; dall’altro, bisogna sempre ricordarsi che l’ingresso nelle corti non era concesso agli ebrei come gruppo, ma era riservato a quegli individui che potevano, con le loro capacità, essere di qualche vantaggio al principe che li ospitava.

Il prestigiatore di Dio. Avventure e miracoli di un alchimista ebreo nelle corti del Rinascimento
Il prestigiatore di Dio. Avventure e miracoli di un alchimista ebreo nelle corti del Rinascimento

Toaff costruisce una galleria di personaggi quanto più lontani dai confini del ghetto, a cominciare da David de Pomis, che dopo aver prestato servizio nei feudi maremmani degli Sforza e degli Orsini, approda a Venezia, dove diventa il medico personale di Alvise Mocenigo e sviluppa un metodo infallibile, a suo dire, per stabilire l’autenticità del giacinto. A questo zircone di coloro rosso violaceo erano attribuite numerose virtù, tra cui quella di avere una funzione protettiva contro la peste.

Ma il vero eroe del libro è Abramo Colorni, nato nel XVI secolo a Mantova. La narrazione, che segue il filo delle sue avventure e mirabolanti invenzioni, rende l’atmosfera rinascimentale tramite una lingua arcaicizzante che a tratti può rendere la lettura un pò ostica.  Ci inerpichiamo dunque dietro le tracce di quest’uomo di eccezionale inventiva, che mise le sue capacità al servizio di innumerevoli campi del sapere. Per essere inventori di corte era richiesta una buona elasticità mentale e bisognava essere capaci di affiancare alle scoperte di più ampio respiro la costruzione di gingilli e meccanismi meravigliosi, veri e propri giocattoli per la corte. Colorni progettò e realizzò ogni sorta di questi oggetti: armadi pieghevoli, palcoscenici rotanti, specchi ottagonali che riflettevano all’infinito la stessa immagine. A quest’attività “minore” Colorni affianca il suo lavoro in campi più impegnativi: si rimane sbigottiti a leggere la descrizione di come inventò e costruì il primo contachilometri- da applicarsi alle carrozze- o quella dei suoi meravigliosi orologi solari, dove l’ora era indicati dal numero di immagini del sole o della luna riflesse sugli specchi. Altrettanto interessanti sono i suoi studi dedicati alla fisiognomica della mano, da lui battezzata Chirofisionomia, e che deve essere considerata, al contrario della chiromanzia, un’autentica scienza. Colorni si proponeva di dedurre dall’aspetto delle mani di in individuo caratteristiche di tipo caratteriale  e morale, o addirittura relative all’antropologia criminale, qualificandosi quindi come una sorta di precursore di Lombroso.

” Trovo che ai ladri et malfattori non si vedano quasi mai le mani scoperte, avenga che sempre le tengono ascose o ne le bisciache o avilupate nel mantello, et questo avviene per essere assuefati al robare, onde conviene loro asconder le mani per celare il mal tolto”

Il chirosofo diventava dunque un vero e proprio psicologo anatomico, a cui nulla si poteva celare.

Seguendo le orme di Colorni ci imbattiamo in altri incredibili inventori e invenzioni, muovendoci passo passo in un’epoca in cui filosofia, scienza e magia erano strettamente legate l’una all’altra in un unico, ribollente calderone. Uno dei miei personaggi preferiti è  Maggino Gabrielli, anche lui mantovano, autore di un originalissimo metodo per aumentare la produzione dei bachi da seta che prevede una loro vera e propria istruzione: covati tra i seni di giovani fanciulle, le bestiole devono poi essere allevate al costante suono di cembali e tamburi, in modo tale che si abituino ai rumori e non muoiano per lo spavento durante i temporali. In questo modo, secondo le teorie di Gabrielli, la produzione di seta annuale sarebbe almeno duplicata.

Frontespizio dell'opera di Maggino Gabrielli dedicata all'allevamento dei bachi da seta
Frontespizio dell’opera di Maggino Gabrielli dedicata all’allevamento dei bachi da seta

Vi invito dunque a compiere questa passeggiata tra le strade rinascimentali, pronti ad incontrare il meraviglioso e il multiforme ad ogni vostro passo.

 

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