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“Estranei e poco piacevoli” : i disegni antisemiti nella stampa polacca nel periodo 1919-1939

Dal 15 ottobre 2013, l’Istituto di Storia Ebraica di Varsavia ha aperto le sue porte per mostrarci il cuore nero della stampa polacca nel periodo tra le due guerre: i disegni antisemiti che pullulavano sulle pagine di riviste e quotidiani.

Nel filmato introduttivo alla mostra, specialisti appartenenti all’Istituto e a varie università polacche fornivano le chiavi di lettura necessarie per muoversi all’interno dell’universo distorto espresso dalle immagini.

Quali sono le radici dell’antisemitismo moderno? Quali forme prendeva questa tendenza nell’immaginario polacco? E sopratutto, chi aveva bisogno che gli ebrei fossero considerati un capro espiatorio?

Nella Polonia tra le due guerre i sentimenti antisemiti nascono a partire da un complesso viluppo di fattori politici, economici e religiosi.

Dal punto di vista politico, l’antisemitismo poteva servire da “ingrediente” per unificare velocemente la popolazione polacca, rimasta divisa per oltre un secolo tra il dominio russo, austriaco e tedesco, unendola nella lotta contro un nemico interno inequivocabilmente “altro” e descritto con tratti minacciosi.

Inoltre, aizzare l’odio verso gli ebrei, puntare il dito contro di loro come responsabili della disastrosa condizione economica della Polonia serviva di fatto a distogliere l’attenzione dalle responsabilità del sistema politico.

Sul piano religioso il conflitto muoveva da reminiscenze della colpa atavica attribuita agli ebrei, quella dell’uccisione di Cristo per giungere a un punto d’arrivo più specifico: dato per assodato che la fede cristiana è un punto cardinale dell’identità nazionale polacca, ne deriva che chi non è cristiano è uno “straniero” e come tale il suo diritto di vivere sulla terra polacca non è insindacabile.

Assistiamo a una sorta di collettivizzazione forzata della minoranza ebrea; al singolo è negato il diritto ad un’identità personale: è un ebreo e basta, nel fanatismo non c’è posto per le sfumature.

La prima parte della mostra è dedicata proprio a questo processo di disumanizzazione, che permette di eliminare ogni sentimento di umana compassione di fronte alle tragedie che colpiscono gli ebrei.

Tal processo comincia con l’assegnare alle immagini caricaturali degli ebrei una serie di tratti somatici deformi distintivi, in modo da allenare l’occhio del pubblico a riconoscere a prima vista quando in un disegno si tratta di ebrei. I corpi dei personaggi ritratti sono sempre grotteschi: troppo magri o troppo grassi, dalle proporzioni improbabili, o ipertricotici.

Il loro commercio:" Vodka di mia produzione,  sigari e seta di contrabbando, cocaina, etere, ragazze, comprate! Comprate!
Il loro commercio:” Vodka di mia produzione, sigari e seta di contrabbando, cocaina, etere, ragazze, comprate! Comprate!
"La motorizzazione del futuro: Nonostante le proteste degli insoddisfatti, sempre più spesso in Polonia si trovano linee aereodinamiche. Una parte del pubblico indossa addirittura nasi aereodinamici
“La motorizzazione del futuro: Nonostante le proteste degli insoddisfatti, sempre più spesso in Polonia si trovano linee aereodinamiche. Una parte del pubblico indossa addirittura nasi aereodinamici.

A queste caratteristiche fisiche se ne aggiungono alcune psicologiche, espresse dalle didascalie che accompagnano i disegni, che ci insegnano che gli ebrei non sanno pensare ad altro se non al profitto e agli affari, e che contemporaneamente sono dei totali inetti in tutte le questioni che esulano dal campo finanziario, nonché privi di qualsiasi senso patriottico.

Il processo giunge all’apice con l’allontanamento degli ebrei dalla stessa sfera umana, trasformandoli in animali che provocano disgusto o paura, come topi, pipistrelli, maiali, scarafaggi.

Verso la fine della prima sezione ci si trova circondati da un bestiario fantastico da incubo, pullulante di draghi, piovre, ragni e serpenti con teste di ebrei.

Boa Constrictor: il nuovo genere di rettile che si è diffuso in Polonia
Boa Constrictor: il nuovo genere di rettile che si è diffuso in Polonia

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La seconda parte della mostra raccoglie i disegni che “commentavano” il ruolo degli ebrei nella società e nella vita pubblica polacca.

Ci imbattiamo così’ nelle varie espressioni dell’ossessione nazionale secondo la quale gli ebrei volevano impadronirsi della Polonia, sfruttandone gli abitanti o addirittura costringendoli ad abbandonare la loro terra.

In questi disegni gli ebrei sono grottescamente obesi, più simili a mongolfiere che a essere umani, e sono accompagnati da un polacco vestito di stracci e scheletrico. Il più delle volte sono intenti a infiltrarsi in ogni settore della società: diventano medici, avvocati, giornalisti, scrittori. Non si risparmia nessuno: infatti, gli ebrei che scelgono di mantenere le proprie tradizioni e di non assimilarsi vengono tacciati di essere dei pericolosi intrusi; viceversa, gli appartenenti alle èlite culturali assimilate vengono guardati con ancora maggior sospetto, e accusati addirittura di voler “rubare” l’identità polacca.

"Gli ebrei cambiano cognome: la via ebrea di Poznan in un futuro non lontano
“Gli ebrei cambiano cognome: la via ebrea di Poznan in un futuro non lontano”

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Ma la categoria più pericolosa in assoluto è quella dei cosidetti “ebrei-comunisti”. Questa figura fa capolino nel panorama antisemita polacco a partire dal 1920, anno della guerra polacco- sovietica.

"Così i "nostri " bolscevichi si immaginano l'entrata di Trockij in Polonia
“Così i “nostri ” bolscevichi si immaginano l’entrata di Trockij in Polonia

A fornire i tratti somatici questa volta è una persona reale, Lev Trockij: e la minaccia ebrea e quella bolscevica si fondono in una sorta di arci- nemico. L’immagine negativa del bolscevico finisce con il tempo per legarsi indissolubilmente ai tratti somatici che erano stati in precedenza attribuiti agli ebrei caricaturali.

I curatori della mostra hanno dimostrato di aver colto appieno il perverso sviluppo logico dell’ideologia antisemita: se gli ebrei sfruttano il nostro paese, ci affamano, complottano contro di noi, sorge spontanea una domanda “ Cosa dobbiamo fare degli ebrei?”

Appunto questo è il titolo della terza sezione della mostra.

La risposta alla questione è univoca: gli ebrei devono essere costretti ad abbandonare la Polonia, e questo risultato può essere ottenuto tramite leggi che limitino la loro libertà di culto e il loro ruolo nella società.

Gli illustratori non si limitano a queste misure: la terza sezione è una carrellata di ebrei che vengono picchiati, gettati da aeroplani, spazzati via dal provvidenziale soffio di uno dei grandi re della storia polacca.

"Uno dopo l'altro cascano nelle fauci del moloch coloro che non vogliono unirsi alla causa comune di liberare la Polonia dagli ebrei.
“Uno dopo l’altro cascano nelle fauci del moloch coloro che non vogliono unirsi alla causa comune di liberare la Polonia dagli ebrei.
Quando finalmente conquisteremo la forza eroica necessario per sbarazzarci da questa... cancrena, che ci abbassa spiritualmente e moralmente.
Quando finalmente conquisteremo la forza eroica necessario per sbarazzarci da questa… cancrena, che ci abbassa spiritualmente e moralmente.

Colpisce particolarmente la cecità con cui i disegnatori accolgono la politica di Hitler in Germania, evidenziando in maniera compiaciuta le sue misure contro gli ebrei.

"Un uomo che ha preso misure radicali contro i parassiti"
“Un uomo che ha preso misure radicali contro i parassiti”

Impossibile per loro prevedere che l’uragano nazista si sarebbe abbattuto con particolare violenza proprio sulla Polonia.

In questa mostra incontriamo un mondo fatto di odio, violenza, figure grottesche. Un mondo quasi del tutto in bianco e nero, dove c’è spazio solo per il rosso delle bandiere bolsceviche o per il giallastro dei vapori demoniaci emessi dai diavoli- ebrei. Questo era il mondo in cui dovevano vivere gli ebrei nella Polonia tra le due guerre. Noi siamo fortunati, perchè possiamo abbandonarlo semplicemente uscendo dalla sala in cui è confinato, per trovare appesa al muro una piccola teca , che contiene una collezione di biglietti di auguri per il nuovo anno ebraico.

E’ un riposo per gli occhi incontrare gli uccellini, le mani che si stringono, i fiori che costellano questi cartoncini. E sopratutto i loro colori.

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