Il secondo giorno: Fritz Bauer e Jan Karski, combattenti solitari per la giustizia

Sfortunatamente, chi nutre il desiderio di vedere tutti i film in programma al Festival   è destinato a rimanere frustrato, a meno che non sia in possesso del dono dell’ubiquità: i 45 film sono sparpagliati tra diversi cinema, compreso l’auditorium del Polin.
È dunque necessario scegliere attentamente, giorno per giorno, la serie di film da vedere, ancore compiendo a malincuore delle rinuncie.
Ieri pomeriggio ho seguito il programma ospitato dal Polin, che prevedeva la proiezione di tre film, legati dal filo conduttore della ricerca di giustizia.
Il primo era il documentario di Peter Hartl e Andrzej Klamt “Murderers among us:  Fritz ‘ s Bauer Lonely Struggente For Justice”.

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Fritz Bauer

Attraverso le testimonianze di coloro che lo hanno conosciuto e spezzoni di film ai d’epoca, viene ricostruita la storia di Bauer, che, giudice nella Germania post – bellica, dedicò tutte le sue energie al tentativo di assicurare alla giustizia quanti più criminali nazisti possibili. Nella sua lotta si scontrò con il muro di vetro di una società che vuole a tutti icosti dimenticare il passato, anche a costo di lasciare impuniti dei carnefici.
Il ruolo di Bauer fu fondamentale nella cattura di Adolf Eichmann: ricevuta una soffiata sulla località dove si nascondeva il nazista, decise di trasmettere l’informazione direttamente al governo Israeliano, dato che non si fidava assolutamente del sistema giudiziario tedesco.
Avrebbe senza dubbio preferito che Eichmann fosse processato in Germania, ma il rischio che il processo finisse con l’imposizione di una condanna minima era troppo grande.
Grazie al suo lavoro instancabile,  Bauer riuscì a organizzare  nel 1962 il processo di Francoforte, dove vennero processati circa 22 accusati che avevano rivestito ad Auschwitz la carica di ufficiali, e che erano quindi pienamente consapevoli di ciò che accadeva nel campo.
Per l’occasione molti sopravissuti all’Olocausto tornarono in Germania per la prima volta, per rivedere faccia a faccia i propri carnefici e testimoniare contro di loro.
Per tutta la durata del processo gli accusati negano pervicacemente di essere a conoscenza di ciò che accadeva nelle camere a gas: nel frattempo, i media tedeschi insistevano a ritrarli come dei mostri,  degli individui anormali, al puro e semplice scopo di scagionare la coscienza collettiva tedesca dalle responsabilità nello sterminio degli Ebrei. 
Lo stesso Bauer finì per considerare il processo un fallimento, data l’esiguità della maggior parte delle pene inflitte.  Le sue maggiori speranze risiedevano nelle giovani generazioni, che di fatto avevano un atteggiamento opposto a quello dei loro genitori: laddove la generazione che aveva passato la guerra si sforzava di dimenticare, quelle successive erano piene di domande e pretendevano di ricevere delle risposte soddisfacenti riguardo l’Olocausto e quanto era accaduto durante la guerra.
In questo spirito d’insubordinazione Bauer vedeva la chiave che poteva spezzare il meccanismo di ubbidienza e subordinazione burocratica che aveva “impedito” a tante persone di opporsi agli ordini e alle direttive che ricevevano durante il Terzo Reich.

Gli altri due film erano dedicati invece a Jan Karski, il membro delle organizzazioni clandestine polacche che divenne il testimone degli orrori che avvenivano nel ghetto di Varsavia.

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Jan Karski

Il primo film “Messenger from Hell”  è un corto di animazione  che unisce parti realizzate da fumettisti che hanno lavorato per testate Marvel come X – Men e Batman a frammenti di filmati d’epoca: si racconta delle missioni svolte da Karski per le organizzazioni partigiane e della sua cattura per mano della Gestapo, del suo infiltrarsi nel ghetto e del suo viaggio in Occidente allo scopo di informare i leader Alleati del massacro che si stava compiendo sulle popolazioni ebraiche.
I suoi coraggiosi tentativi, tuttavia, rimasero infruttuosi. 
Il secondo film, “Messenger from Poland” raccoglie invece le parti inedite del film omonimo del 1985, dove Karski in prima persona racconta le proprie vicende.
Non solo quella di Bauer, ma anche quella di Karski è stata una battaglia per cercare giustizia: e anche se non hanno avuto pieno successo, rimane la memoria dei loro sforzi e del loro esempio.

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