Archivio mensile:maggio 2014

Talk Yiddish To Me

Talk Yiddish To Me

Una geniale parodia del videoclip della canzone “Talk Dirty To Me”. L’ho trovato stamattina sulla mia bacheca di Facebook,  sono andata a guardarlo per curiosità e ho scoperto l’esilarante canale Jewbellish e il suo gemello JewbellishMent,  un’autentica miniera di video a prova di lunedì mattina. Cominciate la settimana guardandovi la parodia Mad Men , il video di Happy Purim o la versione ebraica di Temple Run.

 

 

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Quando l’umorismo risponde al complottismo

Fonte : http://www.aish.com/j/fs/If-Jews-Controlled-the-Internet.html
Fonte : http://www.aish.com/j/fs/If-Jews-Controlled-the-Internet.html

Sapersi adattare ai cambiamenti dell’habitat in cui si vive è la chiave per la sopravvivenza: a questa semplice legge evolutiva sono arrivati anche i fanatici sostenitori del complotto ebraico, che hanno fatto varcare alle loro audaci teorie ( oscillanti come un pendolo impazzito dalla presunta analisi politica ai fantasmagorici scenari dei poteri occulti) la frontiera della rete globale, rivelando a noi poveri ignari la terribile realtà : dietro i colossi di Internet- Google, Facebook, Amazon, Twitter, e così via- ci sono loro, gli ebrei, che hanno creato questi strumenti per controllarci e portare a termine il loro piano. Sentitevi liberi di scegliere tra le varie teorie complottiste attraverso quali esatti mezzi il misterioso progetto verrà realizzato: che si tratti di Terza Guerra Mondiale,  di un disastro economico, disastro ecologico,di un’ invasione di manguste zombie volanti, a fine è più o meno sempre la stessa, cioè il generale asservimento di tutti i non ebrei.  Prendetevi un po’ di tempo, fate una sommaria ricerca su Google e godetevi un viaggio in una gigantesca sindrome di persecuzione venata di paranoia: in seguito, i film di Machete vi sembreranno opere di duro e sensato realismo.

Nel giugno del 2009 compare , ad opera della Free Research Foundation, un articolo dal titolo ” The Jewish hand behind Internet- Google, Facebook, WIkipedia, Yahoo, Myspace, Ebay…”  Io l’ho rintracciato sul sito  radioislam.org,  ma il testo ha poi zampettato su vari altri siti, diffondendosi capillarmente fino ad approdare, all’inizio di quest’anno, su quello dell’associazione olandese a favore della Palestina “Stop de Bezetting” – “Stop the Occupation”, provocando l’intervento dell’Ufficio contro la Discriminazione olandese e del Centro per la Documentazione e Informazione su Istraele che hanno compilato una protesta online. La fondatrice dell’organizzazione,  Gretta Duisenberg, ha rifiutato di eliminare l’articolo, sostenendo che non è in contrasto con le leggi olandesi contro la diffusione di materiale che inciti all’odio o alla violenza.

Cosa contiene esattamente questo articolo?Come è scritto nell’introduzione, dalla prima versione del 2009 è stato gradualmente arricchito di nuovi materiali che dovrebbero servire a dimostrare il complotto. Fondamentalmente, è un lungo elenco delle maggiori personalità di Internet che sono di famiglia ebrea; l’indagine coinvolge poi la loro vita privata, compresi viaggi in Israele, matrimoni, amicizie, attività di beneficienza. Di Sheryl  Sanberg, ex vice presidente in Google e attuale direttore operativo di Facebook, è scritto: “è ben connessa alla comunità ebraica e al business della “filantropia”, uno dei passatempi preferiti degli ebrei dove possono prendere una piccola parte della loro enorme ricchezza guadagnata dai ” goym” e impiegarla in piccoli progetti di loro gusto, per dimostrare quanto sono umani, generosi e aperti mentalmente” Con il tono di chi ha scoperto un’acqua particolarmente calda, gli autori dell’articolo ci informano che le iniziative di questi personaggi hanno ricevuto spazio nella stampa ebrea internazionale.

Per quanto l’articolo possa portare alla luce degli avvenimenti e dei materiali interessanti per chiunque sia curioso del mondo che lo circonda o interessato alla cultura ebraica moderna- come la visita di Shimon Peres nella sede di Google,l’intervista al fondatore di Google  Sergey Brin, o quella al compagno di stanza di Zuckemberg-, è comunque un testo noioso, una mera sequela di fatti sfilacciati e privi di collegamenti teorici sostanziali l’uno con l’altro. La mancanza di un solido apparato teorico gli impedisce di essere anche solo interessante come oggetto grottesco: niente manguste zombie volanti questa volta, mi dispiace. Credo che questo articolo  possa mostrarsi di un qualche stimolo solamente per coloro che già sono fermamente convinti del complotto ebraico, e non hanno quindi alcun bisogno che i fatti citati siano messi un qualsiasi ordine di causa effetto, oppure per quelli che si interessano ai fenomeni di rinascita dell’antisemitismo.

A questo simpatico lavoro ha risposto il comico statunitense Mark Miller nel suo articolo ” If Jews controlled the Internet…” ( pubblicato sul sito http://www.aish.com) dove , giocando con gli stereotipi, prova a immaginare come sarebbe il mondo di Internet se fosse davvero controllato dagli ebrei. Facciamo così conoscenza con Jewgle, dove ogni ricerca effettuata condurrà automaticamente a siti che supportano la causa di Israele, e che comprende nel proprio software un’applicazione che permette di ” esaminare tramite laser-scan qualsiasi persona, per scoprire se appartiene veramente al Popolo Eletto o se fa solamente finta”; con Jewtube, in cui è possibile visualizzare una ricchissima quantità di video creati da ebrei, compresi un documentario di 27 ore sulla storia di Israele e il filmato dell’incontro in cui gli ebrei scoprono di controllare Internet e si mettono d’accordo per non dirlo mai a nessuno; Jewmazon.com , dove è possibile acquistare ogni genere di gadget a tema ebraico,compresi trampolini decorati con la bandiera di Israele o cioccolatini kosher con scatola musicale; ed altre invenzioni esilaranti come Jewkipedia o jewBay.

Consiglio di leggere l’articolo complottista e la sua parodia  uno di seguito all’altro: oltre ad essere divertente, fa nascere il consolante pensiero che l’umorismo possa essere la migliore risposta a queste assurde teorie. Mettiamoli in ridicolo- più di quanto abbiamo fatto inconsapevolmente loro stessi-  speriamo che  così possa funzionare il vecchio motto, e che una risata li seppellisca.

The Jewish hand behind Internet- Google, Facebook, WIkipedia, Yahoo, Myspace, Ebay…”: http://radioislam.org/islam/english/jewishp/internet/jews_behind_internet.htm

L’articolo di Mark Miller: http://www.aish.com/j/fs/If-Jews-Controlled-the-Internet.html

Altre informazioni sul caso: http://www.tabletmag.com/scroll/162559/jews-control-the-internet-says-pro-palestinian-website

Jews who Rock: 60 anni di rock and roll al Museo Ebraico di Milwaukee

Sapevate che Pink, Bob Dylan, I Beastie Boys e Tommy Ramone sono di origine ebrea?

Origine: http://www.jewishmuseummilwaukee.org/index.php
Origine: http://www.jewishmuseummilwaukee.org/index.php

Dal 27 aprile al 10 agosto di quest’anno il Museo Ebraico di Milwaukee, in Wisconsin, dedicherà una mostra al ruolo svolto da musicisti, produttori, cantanti e autori ebrei nella nascita e nello sviluppo del rock and roll. Un  puzzle di materiali biografici e storici, memorabilia di concerti come poster,foto, dischi e registrazioni racconta questa storia che comincia molto prima della nascita del rock and roll, quando i motivi musicali nati nell’Europa dell’Est e in Russia attraversano l’Atlantico dentro il bagaglio identitario di coloro che emigrano, per trovare una nuova casa nella “Tin Pan Alley” ( nome dato all’industria musicale newyorchese che dominò il mercato della musica popolare nordamericana tra la fine del 19° e l’inizio del 20° secolo) e lì fondersi con suoni di altre culture prima di diffondersi per tutto lo Stato.

La mostra è accompagnata da una serie di iniziative che esplorano specifici aspetti dell’influenza ebraica nel rock and roll e in generale nell’industria musicale americana. Ad esempio, il 12 giugno Steve Palec, che ha condotto uno dei più longevi programmi radio di Milwaukee ( Rock and Roll Roots) parlerà delle origini musicali e degli esordi di molti dei musicisti protagonisti della mostra; mentre il 23 dello stesso mese il professore Jonathan Z. S. Pollack condurrà i partecipanti in un viaggio attraverso una storia ebrea del business del rock and roll,  seguendo le vicende non solo di musicisti, ma anche di imprenditori che hanno seguito le orme dei loro padri nell’industria dello spettacolo per entrare a far parte dell’industria musicale. Dato che il rock and roll ha senza alcun dubbio cambiato radicalmente la struttura del mondo musicale, Pollack si chiede: possiamo chiamare il rock and roll ” un affare ebreo?”

Torno a mettermi le mani in testa

Scusandomi per la lunga interruzione, finalmente riprendo le pubblicazioni su “Le mani in testa”.  Purtroppo o per fortuna mi trovo sotto tesi: se tutto va bene, dovrei laurearmi alla specialistica tra fine giugno e inizio luglio. La tesi non è ancora finita, mi mancano ancora due esami e ci sono molte cose da verificare, data la passione universitaria per la burocrazia da manicomio.

Ho voluto però tornare a “mettermi le mani in testa” cercando addirittura di pubblicare tutti i giorni: non potrò, come all’inizio del blog, scrivere lunghe recensioni a libri o mostre, ma vi proporrò invece una serie di notizie provenienti dalle comunità ebraiche di tutto il mondo. Interessanti, divertenti, a volte semplicemente curiose o inaspettate.

Il viaggio, dunque, prosegue, su nuovi sentieri. Torneremo sulla strada principale a luglio, quando sarò ( come ho detto alla mia coinquilina) “una studiosa di cultura ebraica e una tolkeniana libera”