Presentazione dell’edizione polacca della graphic novel “Noi non andremo a vedere Auschwitz”

Il 16 gennaio all’Istituto di Storia Ebraica di Varsavia è tenuta la presentazione dell’edizione polacca della graphic novel di Jérémie Dres”  Nous n’irons pas voir Auschwitz” ( edito in Italia da Coconino Press con il titolo ” Noi non andremo a vedere Auschwitz”).

Il libro racconta il viaggio in Polonia di Jérémie e di suo fratello maggiore, alla ricerca del mondo che avevano conosciuto attraverso i racconti d’infanzia della nonna.                                 In  questo loro viaggio hanno scelto di non visitare Auschwitz, proprio perchè è stato una costante della loro storia di famiglia: anche quando non se ne parlava direttamente, Auschwitz era sempre in attesa da qualche parte, pronto a irrompere in scena. Ma c’erano anche le storie della nonna,  che parlavano di  un mondo esotico e lontano dal sobborgo di Parigi dove sono cresciuti.Così i due fratelli hanno scelto di esplorare l’altra faccia della medaglia:non solo la storia millenaria della cultura ebraica in Polonia, ma anche cosa significhi essere oggi un giovane ebreo polacco e quali passi si stiano facendo per rivitalizzare la lingua e la cultura yiddish.

Il titolo della graphic novel è stato lo spunto per un dibattito che ha riguardato non solo il rapporto con l’identità ebraica e la responsabilità del singolo nel preservare il passato, ma anche l’immagine della Polonia che hanno le comunità ebree in Europa e negli Stati Uniti. Jérémie ha ammesso che prima del viaggio la sua idea della Polonia  era influenzata sia dal suo background familiare sia dalla visione di film e documentari sull’Olocausto.  Il suo arrivo sul suolo polacco è stato quindi accompagnato dal timore che essere riconosciuto come ebreo potesse ancora condurre ad  un’aggressione  fisica .Uno dei primi risultati del libro è stato quello di riuscire in parte a scalfire  questa immagine negativa, almeno per quello che riguarda la famiglia dell’autore. I vertici della comunità ebraica francese hanno invece guardato con un certo scetticismo a questa nuova immagine della Polonia, da loro giudicata troppo ottimistica.

Particolarmente interessante è stato l’apporto al dibattito di Helise Lieberman, presidentessa del Centro Tauber per la Rinascita della Vita Ebrea in Polonia, che ha messo in luce la differenza di approccio tra la comunità ebrea francese e quella statunitense. Secondo la sua esperienza, infatti, gli ebrei americani condividono in maniera assai minore rispetto ai francesi ‘equazione Polonia Auschwitz.                                                                            Ha anche segnalato alcuni punti che non l’hanno convinta nell’opera di Jérémie: ha trovato un pò monocorde il quadro dato della attuale vita culturale ebrea a Varsavia e un pò riduttiva la scelta delle persone intervistate. Per la Lieberman, visitare Auschwitz è un atto dovuto nei confronti della propria identità ebraica, ma bisogna compierlo con consapevolezza: è necessario interrogarsi e capire perchè ci andiamo, con quale scopo e come intendiamo inserire questa esperienza nelle nostre vite.

L’autore ha risposto alle critiche mettendo in luce un’altra responsabilità nei confronti del passato collettivo: quella di non parlare solo di Auschwitz, ma anche di tutta la cultura ebrea polacca. Della vita e non solo della morte, perchè è lì che affondano le nostre radici.                   Il vero tema del libro è proprio la ricerca del passato come soluzione al problema di cosa significhi essere ebrei oggi.  Un problema che in un mondo sempre più globalizzato non è più limitato alla sola identità ebraica. Jérémie ha espresso la speranza che il suo lavoro possa diventare una fonte di ispirazione specialmente per la seconda generazioni di immigrati sul suolo francese, e spingerli a intraprendere anche loro questo viaggio di andata e ritorno. Dal futuro verso il passato, e viceversa.

Image   La copertina dell’edizione polacca.

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